Tagliati i fondi destinati al rientro dei “Cervelli in fuga”

Nella nuova manovra economica del Governo Meloni vengono fortemente ridotte le misure introdotte dai Governi Renzi e Draghi volte a favorire il rientro di professionisti nel nostro paese. Dure le critiche dell’opposizione, +Europa annuncia battaglia in Parlamento, ItaliaViva lancia una raccolta firme.

Che cosa prevedono gli incentivi per il rientro?

Il sistema normativo italiano volto al rientro di professionisti espatriati ha sempre cercato di attrarre quelle figure professionali di alto livello, con un importante grado di formazione e di esperienze lavorative maturate all’estero, durante periodi prolungati per un certo tempo. Gli incentivi proposti, i primi a partire dai primi anni del 2000, sono sempre stati di natura fiscale e prevedono l’abbattimento della base imponibile, in misura variabile, in base a diversi variabili, tra cui la professione svolta, il luogo di rientro (per il rientro al Sud Italia sono garantiti maggiori benefici) e la situazione famigliare.

Le modifiche più importanti sono state introdotte dal Governo Draghi, e potevano arrivare fino ad un 90% di detrazione fiscale per determinate categorie. Diverse analisi hanno evidenziato il successo della manovra con un aumento, tra il 2017 ed il 2021, di circa quattro volte dei rientri nel paese.

Come si andrà a modificare il sistema con la nuova manovra?

La Manovra economica del Governo Meloni ha suscitato molta curiosità riguardo ai sostegni al ritorno dei lavoratori qualificati in Italia. Sebbene ci sia ancora un limite di informazioni disponibili sulle specifiche, sembra che il governo intenda mantenere lo sconto Irpef per il rientro di cervelli, abbassando però al 50% del reddito imponibile (e non più al 70%) e varrà solo per i soggetti con tetto reddituale di massimo 600mila euro. Sarà poi necessario che il beneficiario abbia mantenuto per almeno tre anni la residenza fiscale all’estero, e che si impegni poi a rimanere in Italia per i cinque anni successivi al rientro.

Le principali criticità della scelta del Governo Meloni riguardano le preoccupazioni della platea di beneficiari che hanno beneficiato dei decreti precedenti. Essi temono che i vantaggi fiscali possano essere ridotti o rimossi nel tempo, rendendo meno attraente il ritorno in Italia e stravolgendo i piani di quanti hanno già intrapreso questa scelta negli anni passati. Questa incertezza potrebbe inoltre influenzare le decisioni di coloro che stavano valutando di tornare nel Paese.

D’altra parte, i maggiori punti di forza delle misure economiche del Governo Meloni sono rappresentati dai nuovi incentivi fiscali che offrono un’opportunità significativa per coloro che stanno considerando il ritorno in Italia. La riduzione del reddito tassabile dal 50% al 30% per i lavoratori qualificati che si impegnano a rimanere nel Paese per almeno due anni è una misura che può attrarre professionisti altamente qualificati. Inoltre, l’estensione dei requisiti a tutti i lavoratori, ricercatori e insegnanti, insieme a ulteriori incentivi per coloro che hanno familiari a carico, proprietà o che si spostano in regioni specifiche, può incoraggiare un maggior numero di persone a valutare il ritorno in Italia.

Le reazioni della politica

Per capire gli effetti reali di questo ridimensionamento sarà quindi necessario aspettare qualche mese per poter confrontare i nuovi dati. Tuttavia, non perdono tempo le opposizioni che già si scagliano con vemenza contro l’esecutivo di Governo.

+Europa rilancia sulle sue pagine social dati intenti a mostrare gli effetti positivi che le precedenti manovre economiche hanno portato in questo campo, sottolineando la mancanza di buon senso nelle nuove disposizioni. Dura critica anche dal leader di ItaliaViva Renzi, l’ex Presidente del Consiglio, da sempre sostenitore delle misure di sostegno al rientro, ha lanciato sulla pagina web del suo partito una raccolta firma contro l’applicazione delle nuove misure.