Studenti stranieri in Italia: un’analisi

L’Italia è il penultimo Paese in Europa per percentuale di studenti stranieri sul totale degli universitari.

Dall’elaborazione di openpolis sui dati Eurostat è emerso che, in Italia, solo il 2,88% degli studenti universitari sono stranieri. Nel resto d’Europa le percentuali vanno dal 3,83% (della Spagna) al 17,98% (dell’Austria), peggio di noi solo la Grecia con il 2,80%

In queste percentuali non sono inclusi gli studenti Erasmus, per esempio. Infatti, l’analisi si limita ad analizzare i profili degli studenti iscritti all’Università in un Paese diverso da quello del loro diploma.

I dati sono drastici se messi a paragone con quelli degli anni precedenti: dal 2013 al 2018 c’era stato un continuo aumento di studenti stranieri che si iscrivevano in Università italiane, arrivando ad essere quasi 110mila. Il crollo è iniziato l’anno seguente fino al 2020 in cui si sono registrati 54mila studenti.

Inoltre, gli studenti che decidono di studiare in Italia provengono per la maggior parte dei casi dal continente asiatico (45%) e solo il 36% proviene dall’Unione Europea.

Ma perché è importante accogliere studenti europei in Italia?

  • rende gli atenei del Paese più competitivi
  • la diversità  favorisce apertura mentale e internazionalizzazione
  • consente agli studenti di migliorare le proprie competenze, sociali ed interculturali

Perché le nostre Università non sono così attrattive?

Prima di tutto esiste un grande divario tra le tipologie di laurea richieste all’estero e quelle che eroghiamo in Italia, i corsi di laurea più richiesti nei paesi appartenenti all’OCSE sono quelli in materie STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). 

Nonostante in Italia ci siano giovani talentuosi che eccellono in questi ambiti, le istituzioni italiane che li formano vengono considerate all’estero come realtà di basso valore, posizionate sul fondo delle classifiche.

Da cosa dipende questa posizione?

I criteri che vengono presi in analisi per stilarle si suddividono in alcuni in cui Italia si posiziona molto bene, come i lavori pubblicati o il numero di volte in cui quei lavori vengono citati in altre pubblicazioni, ma ce ne sono altri in cui i riscontri delle nostre Università sono fortemente negativi, tra questi la reputazione e l’internazionalizzazione.

Se la prima è una questione soggettiva, quella dell’internazionalizzazione è un criterio oggettivo: in italia, soprattutto per le lauree triennali, sono pochissimi i programmi didattici che offrono corsi di studio interamente in inglese.

Cosa si può fare per far fronte a questa situazione?

Ci sono tre vie per aumentare l’internazionalizzazione dei nostri atenei:

  • potenziare i corsi di studio in lingua inglese
  • adattare i programmi di studio agli standard esteri
  • aumentare i finanziamenti per borse di studio agli studenti stranieri