Piccole a chi? Uno sguardo agli Atenei meno popolati d’Italia

Non potranno vantare lo stesso numero di iscritti de “La Sapienza”, o i servizi della Bocconi, eppure in Italia assumono un ruolo sempre più importante. Le “piccole” Università, con meno di 5.000 iscritti, sono circa una trentina in tutto il Paese. Marginalizzate in passato, ora questi Atenei si stanno prendendo la loro rivincita a suon di riconoscimenti e popolarità.

Quali sono le piccole Università?

Tra le decine di Atenei Italiani ce ne sono una trentina che si distinguono per una caratteristica particolare, la grandezza. Al contrario di quanto si possa pensare, non ci riferiamo alle grandi Università italiane, ma alle cosiddette “piccole Università”. Questi Atenei, che possono contare meno di 5.000 iscritti, rappresentano una risorsa fondamentale, sopratutto nei centri abitati meno popolosi. Posizione geografica limitata, dura selezione all’ingresso ed alti costi sono solo tre delle varie cause di questo fenomeno.

Esistono poi Università che su questa caratteristica hanno costruito buona parte della loro fama. Particolarmente conosciuta nel nostro paese è la Scuola Normale Superiore di Pisa. La scuola, a discapito dei suoi appena 500 immatricolati, è rinomata per la qualità degli insegnamenti e delle strutture offerte. Tanta è la fama dell’Istituto che la Normale, insieme ad altri due Atenei Italiani, può vantare un posizionamento tra le migliori dieci Università mondiali con meno di 10.000 iscritti.

Legame con il territorio

La posizione geografica e le caratteristiche di alcuni di questi Atenei li rendono estremamente interessanti. Molto suggestiva è ad esempio l’Università della Valle D’Aosta. Con poco più di 1.000 immatricolati in due dipartimenti, l’Ateneo Val d’Ostano è caratterizzato dall’offerta multilinguistica e dalle bellezze, ed opportunità, che il paesaggio circostante può offrire.

Altrettanto caratteristico è l’Istituto Universitario d’Architettura di Venezia. L’Istituto vanta strutture di primissimo livello, sia a livello funzionale che visivo, integrate alla perfezione con l’ambiente veneziano. La progettazione delle strutture, curata da architetti di primo livello, tra cui Carlo Scarpa, rende giustizia al fascino della città, senza però stravolgerne l’anima.

Riconoscimenti Internazionali

Oltre alla crescente fama nazionale, le piccole Università Italiane conquistano sempre più visibilità anche a livello Internazionale. Secondo diverse classifiche rilasciate da riviste specializzate tre realtà accademiche nostrane figurano tra le migliori 10 al mondo sotto i 5.000 immatricolati. Le classifiche, basate su qualità dell’insegnamento, ricerca, trasferimento delle conoscenze e reputazione internazionale, lasciano poco spazio ai dubbi.

Al quinto posto della top ten si trova la già citata Normale di Pisa. Ad altissimi livelli non solo tra le Università piccole, ma anche tra le più popolate. Sesto posto per un’altra toscana, la Scuola Superiore Sant’Anna, specializzata in ricerca tecnologica e scientifica. Chiude la classifica, al decimo posto, la Libera Università di Bolzano. Caratteristica principale dell’Ateneo è l’insegnamento trilinguistico in Francese, Italiano e Tedesco.

Piccole è meglio?

Dare una risposta univoca sulle capacità di questi Atenei è impossibile. Esistono casi, come quelli appena citati, in cui il numero limitato di studenti permette una maggiore qualità dell’insegnamento e della ricerca. Al contempo ci sono anche altri esempi di progetti locali che non hanno ottenuto lo stesso successo. Quello che è certo è che queste Università rappresentano un patrimonio di vitale importanza nel campo dell’Istruzione, ed in quanto tali vanno tutelate e finanziate con la stessa attenzione dei grandi centri.