Cosa (non) si è deciso sul voto fuori sede?

Nei giorni scorsi la Camera dei Deputati ha approvato per la prima volta un atto relativo alla spinosa e irrisolta questione del voto fuorisede. Nonostante ciò, le opposizioni e anche larga parte dell’opinione pubblica si stanno scagliano contro questa iniziativa che rischia solamente di allungare i tempi di attuazione delle norme e di regolare solo determinati tipi di elezioni.

Governo nuovo, problemi vecchi

Alla fine, tutto è andato secondo copione, si è deciso di continuare a non decidere. Il problema degli elettori “fuorisede” in Italia, che non riguarda solo studenti ma anche lavoratori, è destinato a rimanere tale ancora per tanto tempo, lasciando il nostro paese l’unico in Europa, insieme ai ben più piccoli Malta e Cipro, a non avere una legislazione in materia.

Sia chiaro, la responsabilità di questa lacuna non sono esclusivamente dell’attuale Governo. Come vi abbiamo raccontanto diverse volte, da anni le associazioni e le altri parti sociali si stanno battendo per ottenere un riconoscimento di questo dirittto, ma sembra che da più parti si preferisca semplicemente ignorare il problema.

In Italia, come sappiamo, il sistema prevede infatti che ogni cittadino sia iscritto alle liste elettorali presso il proprio comune di residenza e possa votare per corrispondenza solo il cittadino residente all’estero ed iscritto presso l’AIRE. In questo modo, decine di migliaia di studenti o lavoratori che vivono lontano dal proprio comune di residenza si vedono precluso un diritto fondamentale.

La non decisione della Camera

La norma approvata nei giorni scorsi presso la Camera, e che ora dovrà passare all’esame del Senato, prevede l’attuazione di una “legge-delega”. Questo tipo di legge, spiegata in maniera estremamente elementare, è un modo che il Parlamento ha per dire al Governo di fare delle regole su un determinato argomento. Il Parlamento stabilisce le linee guida generali e il Governo scrive le norme specifiche da seguire e attuare.

Per quanto questo meccanismo consenta di conciliare l’esigenza di tempestività nell’emanazione di norme con il controllo parlamentare sulla loro attuazione ha purtroppo un grande problema; la stesura e l’attuazione di tali norme prevede un limite massimo di 18 mesi, rendendo di fatto i tempi molto più lunghi rispetto ad un approvazione ordinaria di un testo di legge.

Grazie a questa mossa lo scenario a medio-lungo termine prevede che, salvo modifiche in corso d’opera, il voto fuorisede sarà realtà solamente nelle elezioni Europee del 2029. Le linee guide infatti, per come approvate dalla Camera, prevedono che il voto al di fuori del proprio comune di residenza sarà attuabile solo per le elezioni europee ed i referendum, per poi essere eventualmente integrato nelle elezioni nazionali solo dal 2032. Per capire meglio, la prima fascia d’età che potrà pienamente votare dove studia o lavora sarà quella dei bambini che adesso hanno 9 anni.

Lo scontro politico

Il tema ha ovviamente lasciato dietro di sè molte tensioni e attacchi tra i diversi schieramenti politici. La minoranza recrimina compatta alla maggioranza di aver allungato inutilmente i tempi procedurali esclusivamente per andare contro le opposizioni e bloccare questa tipologia di voto per le prossime elezioni europee nel 2024. Particolarmente attiva sulla questione e PiùEuropa, il partito della Bonino ha infatti avviato una raccolta firme in favore dell’approvazione della legge. Dure critiche arrivano anche dalle associazioni che si battono per i diritti dei fuorisede, che recriminano una mancanza di tutele e attenzione.

Dal canto suo il Governo difende la sua scelta puntando il dito sull’incostituzionalità del progetto di legge promosso dal PD, in quanto privo di principi e criteri direttivi, e l’assenza di una clausola finanziaria che andasse a normare la parte finanziaria del progetto.

Al momento non resta quindi nient’altro da fare che aspettare i tempi tecnici e vedere come evolverà la situazione. Resta comunque auspicabile un approvazione in tempi brevi per garantire un diritto fondamentale a migliaia di italiani che lo richiedono ormai da anni.

«Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.»

Articolo 48, Costituzione Italiana